Il Coordinamento PESTICIDI STOP Marche - formato da 45 associazioni e gruppi
marchigiani (fra cui otto di Senigallia), oltre che da singole persone, occupandosi sia di fitofarmaci
a uso agricolo, sia di biocidi a uso civile - esprime grave preoccupazione per l’intervento
insetticida contro zanzare e pappataci che l’Amministrazione comunale di Senigallia ha
effettuato il 4-5 luglio scorso in città e il 5-6 luglio nelle frazioni e, nuovamente, il 29-30 luglio in
città e il 30-31 luglio nelle frazioni.
Il Comune di Senigallia lo scorso anno (e nei due anni precedenti) come insetticida contro le
zanzare ed i pappataci aveva utilizzato (per cinque volte fra maggio e settembre 2018) il prodotto
commerciale “Deadyna”, a base di Cipermetrina e Tetrametrina (piretroidi sintetici), con
l'aggiunta di Dodecil benzen solfonato di calcio e di coformulanti (questi in etichetta non sono mai
elencati perché sono coperti da segreto industriale, ma possono essere formati anche da metalli, di
cui alcuni tossici).
Il GSA (Gruppo Società e Ambiente) di Senigallia - aderente a questo Coordinamento - in una nota
inviata in data 11 luglio 2018 al dirigente del Servizio d’Igiene e Sanità Pubblica di Senigallia,
aveva chiesto chiarimenti in merito alla pericolosità dei prodotti utilizzati. Rispondeva l’ASUR di
Ancona, con lettera a firma del Direttore del Servizio di Igiene e Sicurezza negli Ambienti di Vita,
sottolineando l’importanza dei trattamenti larvicidi e indicando l’opportunità di un trattamento
abbattente da effettuarsi nel periodo estivo, stante l’aumento della popolazione delle zanzare. Pur
trattandosi di un ufficio preposto all’igiene e sicurezza negli “Ambienti di Vita”, nessun cenno
veniva fatto né alla modalità di distribuzione e di informazione della popolazione (a giudizio del
GSA assolutamente inadeguati rispetto al rischio connesso), né al fatto che il Comune di Senigallia
aveva già effettuato tre trattamenti, né alla pericolosità del prodotto usato. A proposito di
quest’ultimo punto, nel Comunicato stampa con cui il Comune avvertiva la popolazione
dell’imminenza dell’intervento insetticida, si leggeva: “Quello utilizzato, è un prodotto innocuo per
persone e animali e agisce solamente sugli insetti bersaglio”.
All’opposto, l'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, ente pubblico di
ricerca italiano, istituito con la legge n. 133/2008 e sottoposto alla vigilanza del Ministro
dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare) nel suo rapporto del 2015 dal titolo Impatto
sugli ecosistemi e sugli esser i viventi delle sostanze sintetiche utilizzate nella profilassi anti-
zanzara, riporta che: “le revisioni degli studi a disposizione hanno evidenziato come i piretroidi
abbiano effetti sulla salute umana, come ad esempio neurotossicità su soggetti nell'età dello
sviluppo, induzione di morte dei neuroni e problemi con i metaboliti dei piretroidi, cioè il prodotto
finale della loro metabolizzazione da parte dell'organismo (Ray & Fry, 2006). L'inalazione di
repellenti a base di piretroidi durante i primi anni di vita può portare ad effetti negativi sui bambini,
causando notevoli alterazioni che interessano il sistema nervoso centrale ed in particolare la barriera
emato-encefalica. I danni sono stati identificati in particolare a livello micromolecolare e
suggeriscono effetti di lunga durata al cervello (Sinha et al., 2004).”
La cipermetrina è classificata dall'EPA (Agenzia per la protezione ambientale degli Stati Uniti)
come possibile cancerogeno per l'uomo; sono stati inoltre dimostrati effetti estrogenici (Chen et al.,
2002; McCarthy et al., 2006). Greenpeace ha individuato la cipermetrina tra i sette insetticidi il cui
uso dovrebbe essere limitato per contrastare le morie delle api. I suoi residui sulle superfici fogliari
sono tossici per le api per più di tre giorni dopo il trattamento (Johansen et al., 1983). Insetti
parassiti agricoli e domestici esposti frequentemente hanno sviluppato rapidamente resistenza alla
cipermetrina (Yu, 1991; Kerns et al., 1992; Martinez-Cabrillo et al., 1991; Atkinson, et al., 1991;
Lemke et al., 1989). La cipermetrina è molto tossica per i pesci: il meccanismo della sua tossicità
nei pesci è lo stesso di altri piretroidi del Tipo II (Hayes, 1994). È poco solubile in acqua, molto
solubile nei comuni solventi organici e presenta una forte tendenza ad essere adsorbita dalle
particelle del suolo. Ciò può causare la contaminazione delle acque di falda. La lunga durata
nell’ambiente e l’elevata tossicità nei confronti di tutti gli artropodi e dei pesci la rende pericolosa
per la biodiversità, soprattutto se utilizzata in miscela con altre sostanze.
La tetrametrina è inserita dall’EPA nel gruppo dei possibili carcinogeni. Può avere effetti
antagonisti dell’attività estrogenica nella donna (Kim et al., 2005). Non approvata per l’uso agricolo
(può causare diminuzione delle produzioni agricole a livello locale se utilizzata in quantità sensibili
e in modo ripetuto), è altamente tossica per le api e altri impollinatori. Può influenzare su scala
locale la biodiversità terrestre sterminando gli insetti e alterare gli ambienti acquatici, uccidendo
componenti dello zooplancton e danneggiando le popolazioni di pesci (nella maggior parte delle
specie la tossicità acuta si mantiene da alta a molto alta).
Nella scheda dati di sicurezza e nel foglio illustrativo del prodotto commerciale “Deadyna” (i cui
principi attivi, cipermetrina e tetrametrina, conferiscono rispettivamente ottima persistenza e
velocissima capacità letale) è scritto: nocivo se inalato; provoca gravi lesioni oculari; è molto
tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata; non contaminare durante l’uso
alimenti, bevande o recipienti destinati a contenerne; nel caso di trattamenti in ambienti zootecnici,
allontanare gli animali durante il trattamento; non impiegare in agricoltura.
La cipermetrina e la tetrametrina (piretroidi) agiscono sul sistema nervoso centrale e periferico a
livello delle membrane neuronali determinando una chiusura dei canali del sodio (azione
farmacodinamica dei principi attivi: blocco della trasmissione nervosa).
Inalazione: per esposizioni prolungate, irritazione dell’apparato respiratorio e mal di testa, nausea,
senso di vertigine.
Ingestione: può causare irritazione delle mucose digerenti, ipersalivazione, nausea, vomito, diarrea,
dolori addominali, depressione del sistema nervoso centrale, spasmi muscolari, convulsioni,
dispnea; l’ingestione del liquido può causare la formazione di goccioline che, entrando nei polmoni,
possono causare polmonite chimica.
Contatto con la pelle: per contatti frequenti e prolungati, irritazioni e dermatiti persistenti.
Contatto con gli occhi: arrossamento e irritazione congiuntivale persistente, danni corneali.
Invece della Deadyna, ci risulta che nei due interventi insetticidi effettuati quest’anno il Comune di
Senigallia abbia utilizzato il prodotto commerciale “Piretrox” a base di Piretrine pure (quindi
naturali), Sodio dialchilsolfosuccinato e coformulanti. Nella s cheda dati di sicurezza e nel foglio
illustrativo è scritto di “non impiegare in agricoltura” e di “non contaminare durante l’uso alimenti,
bevande o recipienti destinati a contenerne”, il che contraddice il consiglio del Comune di “lavare
frutta e verdura provenienti da orti privati” (anche se “a puro titolo precauzionale”) per la possibile
contaminazione dovuta all’irrorazione. Il prodotto è classificato pericoloso ai sensi del Regolamento
(CE) 1272/2008 (CLP) ed è “nocivo se ingerito, nocivo a contatto con la pelle, nocivo se inalato” e
“provoca gravi lesioni oculari e irritazione cutanea”. Il prodotto causa “sintomi a carico del sistema
nervoso centrale: tremori, convulsioni; irritazione delle vie aeree: rinorrea, tosse; reazioni allergiche
scatenanti: ipotermia, sudorazione. Particolare sensibilità da parte di pazienti allergici ed asmatici,
nonché nei bambini”. Inoltre, è riportato che il piretro “agisce sul sistema nervoso centrale e
periferico a livello delle membrane neuronali determinando una chiusura dei canali del sodio” e
che, inalato, “per esposizioni prolungate” causa “irritazione dell’apparato respiratorio e mal di testa,
nausea, sonnolenza e vertigini.” Inoltre, se ingerito, “può causare irritazione delle mucose digerenti,
ipersalivazione, nausea, vomito, diarrea, dolori addominali, depressione del sistema nervoso
centrale, spasmi muscolari, convulsioni, dispnea; l’ingestione del liquido può causare la formazione
di goccioline che, entrando nei polmoni, possono causare polmonite chimica”. Inoltre, “è molto
tossico per gli organismi acquatici con effetti di lunga durata (pericoloso per l’ambiente acquatico,
tossicità acuta e cronica, categoria 1)”, il che contrasta con l’utilizzo del prodotto nel centro storico
(per la vicinanza del fiume) e sul lungomare. Inoltre la scheda riporta: “tenere il prodotto lontano
dagli scarichi, da acque fluviali e marine per evitare inquinamento ambientale (nel caso, avvisare le
autorità competenti)”, ancora in contrasto con l’utilizzo del prodotto vicino al fiume e al mare.
Inoltre “la decomposizione termica causa la formazione di composti pericolosi”, che aggrava la
pericolosità dell’utilizzo del prodotto in un periodo di alte temperature.
Riguardo alle piretrine naturali, come quelle contenute nel “Piretrox”, l'ISPRA scrive: “nell’uomo
gli avvelenamenti più gravi sono stati descritti su bambini, che non sono capaci di degradare
efficacemente il piretro e per i quali sono stati registrati tra i sintomi anche mal di testa, nausea,
arrossamenti al volto, sudorazione, sensazioni di bruciore. L’inalazione di considerevoli e ripetute
quantità di piretro può portare a respiro asmatico, starnuti, naso chiuso, mancanza di coordinazione,
tremori, convulsioni e prurito”.
L'ISPRA aggiunge: “la loro facile degradazione nell’ambiente [delle piretrine naturali] ne riduce il
danno ambientale. Tuttavia la loro non selettività ne rende necessario un uso moderato e locale per
evitare danni alla biodiversità degli invertebrati sensibili non target. Non vanno utilizzate in
presenza di felini, che non riescono a metabolizzare le piretrine subendo danni neurologici”.
Agli scriventi risulta evidente che quanto riaffermato nel Comunicato stampa apparso sul sito del
Comune di Senigallia qualche giorno prima dell’intervento “Quello utilizzato, è un prodotto
innocuo per persone e animali [aggiungendo la contraddizione “tenere in casa i propri animali
domestici”, anche se “a puro titolo precauzionale”] e agisce solamente sugli insetti bersaglio”,
appare in netto contrasto con quanto riportato nella scheda dati di sicurezza e nel foglio illustrativo
del prodotto commerciale “Piretrox”, oltre che con quanto attestato dall’ISPRA.
Il portale dell'epidemiologia per la sanità pubblica, Epicentro, a cura dell'Istituto Superiore di
Sanità, riguardo alla diffusione di arbovirosi in Italia, ha pubblicato i seguenti dati:
Anno 2018:
Infezioni virali causate da zanzara tigre (Aedes albopictus):
Chikungunya: 5 casi (tutti associati a viaggi all'estero), 0 nelle Marche;
Dengue: 108 casi (tutti associati a viaggi all'estero), 1 nelle Marche;
Zika: 1 caso (associato a viaggio all'estero).
Infezioni virali causate da pappataci:
Toscana (TOSV): 90 casi (tutti autoctoni), 18 nelle Marche.
Anno 2019 (dall’1 gennaio al 30 giugno):
Infezioni virali causate da zanzara tigre (Aedes albopictus):
Chikungunya: 11 casi (tutti associati a viaggi all'estero), 0 nelle Marche;
Dengue: 51 casi (tutti associati a viaggi all'estero), 1 nelle Marche;
Zika: 2 casi confermati (associati a viaggi all'estero, probabilmente Cuba).
Infezioni virali causate da pappataci:
Toscana (TOSV): 1 caso confermato di infezione neuro-invasiva (autoctono), 0 nelle Marche.
Da un progetto di sorveglianza entomologica pubblicato di recente nella rivista scientifica
Veterinaria Italiana, risulta che per il West Nile virus le Aedes albopictus non rientrano fra le
specie vettori, mentre per l’Usutu virus le Aedes albopictus rappresentano il 2,5% delle specie
vettori.
Il Ministero della Salute il 5 aprile 2019 ha pubblicato il Piano nazionale integrato di prevenzione,
sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu 2019, in cui risulta che la regione Marche ha
tutte le province ricadenti nelle aree a basso rischio di trasmissione.
Alla luce di tali elementi, la motivazione addotta nel Comunicato stampa del Comune di
Senigallia per cui “la disinfestazione viene effettuata al fine di contenere il più possibile la presenza
della zanzara tigre (Aedes albopictus), potenziale veicolo di virus all'uomo”, non appare
giustificata.
E’ necessario sia fatta definitivamente chiarezza sia sulle questioni igienico-sanitarie di cui si è
detto, sia sulle procedure che gli enti preposti debbono seguire.
Riguardo a questo secondo punto, il Piano nazionale di sorveglianza e risposta alle arbovirosi
trasmesse da zanzare invasive (Aedes sp.) con particolare riferimento ai virus chikungunya, dengue
e zika 2018 (il documento al quale si riferisce l’ASUR di Ancona nella risposta alla lettera del GSA
di cui sopra) individua in modo chiaro:
1) i responsabili della valutazione e gestione locale del rischio sanitario (la Regione, le Provincie
Autonome e i Dipartimenti di Prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali competenti per territorio);
2) il responsabile della programmazione, pianificazione e valutazione degli interventi di controllo
dei potenziali vettori, disposti e adattati localmente di concerto con i Comuni del bacino d’utenza
(l’Unità Operativa del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica o struttura equivalente del Dipartimento
di Prevenzione);
3) chi, dopo accurato sopralluogo e definizione dell’area interessata, contatta l’Autorità Sanitaria
Locale (Sindaco/i) per l’adozione e diffusione di idonea “Ordinanza Sindacale” per avvisare la
popolazione sui potenziali rischi di contagio, nonché avviare tempestivamente gli interventi di
controllo del vettore (ancora l’Unità Operativa del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica);
4) cosa deve fare il Sindaco: nell’ordinanza, il Sindaco indicherà alcune misure di bonifica primaria
e di igiene ambientale a cui la cittadinanza deve attenersi (eliminazione dei focolai larvali
rimovibili, trattamento e/o copertura di quelli inamovibili) ed imporre, se necessario, a
completamento delle bonifiche nelle aree pubbliche, l’accesso in aree private da parte degli
operatori dell’impresa di disinfestazione.
Quando, dunque, il Comune (nel già citato Comunicato stampa di avviso alla popolazione)
scrive “Si ricorda, infine, che la disinfestazione viene effettuata al fine di contenere il più
possibile la presenza della zanzara tigre (Aedes albopictus), potenziale veicolo di virus all'uomo”,
questo presuppone che sia stata seguita la procedura indicata dal “Piano”?
Oppure, tra le prerogative del Sindaco (l’Autorità Sanitaria Locale) rientra anche quella di
far eseguire un trattamento, pur in assenza di casi di virosi, smentendo il parere dell’ISPRA in
merito alla imparagonabilità dei pericoli indotti dalle zanzare con quelli indotti dagli
insetticidi, naturali e non?
Il “Piano” interviene anche sulle tematiche che hanno a che fare con il “fastidio” indotto dalle
zanzare: “In assenza di circolazione virale, Aedes albopictus è considerata un problema di tipo
ambientale perché fonte di fastidio, specialmente in presenza di alte densità di popolazione. Poiché
Aedes albopictus è ormai ampiamente diffusa sul territorio, per l’Amministrazione comunale risulta
difficile e dispendioso economicamente e dal punto di vista delle risorse umane, predisporre un
monitoraggio capillare su tutto il territorio di competenza. Per questo motivo, si sollecita
l’implementazione di un sistema di monitoraggio Hot Spot che preveda il posizionamento di alcune
stazioni di rilevamento sentinella. In questo caso si possono prediligere le ovitrappole e/o sticky
trap, il cui numero e collocazione potranno essere stabiliti con la consulenza di esperti entomologi e
con le altre Autorità sanitarie competenti per territorio.”
E’ evidente l’intendimento del “Piano”: l’individuazione e la definizione dell’area da trattare e il
trattamento solo in casi estremi e in quelle aree.
Il Sindaco di Senigallia decide di intervenire con insetticidi a seguito di rilevamenti per il
tramite di trappole, come indica il “Piano”, oppure lo può fare anche su semplice sollecito da
parte di cittadini “infastiditi”?
E’ lecito che i danni susseguenti a piretrine o piretroidi finiscano per colpire l’intera
popolazione locale, mal informata (in quanti, realmente, apprendono del trattamento?),
impossibilitata a coprire ortaggi e frutti (in città, ma soprattutto nelle frazioni dove in tanti
hanno piccoli orti e frutteti), facile bersaglio perché i trattamenti vengono eseguiti in estate e
le finestre vengono spesso tenute aperte, in difficoltà nel porre al chiuso gli animali domestici
(i felini, particolarmente sensibili al trattamento, come si è detto)?
“Le infestazioni di zanzare sono indizi di squilibri ecologici, a cui bisogna porre rimedio senza
aggiungere ulteriori fattori di degrado ambientale.
Dalle varie ricerche nazionali e internazionali presentate, è infatti risultato che gli insetticidi, a
causa del loro diffuso effetto tossico, hanno ridotto drasticamente le popolazioni dei predatori delle
zanzare (pipistrelli, libellule, gechi, uccelli insettivori) e degli altri insetti, col paradossale risultato
di una sempre maggiore presenza di zanzare, compresa Aedes albopictus, la famosa zanzara tigre e
altri insetti fastidiosi.
Le zanzare, anche quella tigre, non rappresentano in Italia un pericolo mortale, mentre
l’inquinamento da insetticidi nebulizzati o sparsi nell’ambiente, non ancora tenuto nella giusta
considerazione, porta conseguenze a breve, medio e lungo termine nei confronti della salute umana
e ambientale, e dovrebbe essere evitato.
Dal punto di vista della tutela ambientale vi è infine da osservare che le infestazioni possono essere
combattute con metodi ecologici e alternativi basati anche e soprattutto sulla corretta informazione
e la collaborazione consapevole dei cittadini. Attraverso le opportune norme di comportamento,
suggerite dagli specialisti, dovrà essere praticata innanzitutto la prevenzione, senza la quale sarà
vanificato ogni proficuo risultato.
A tal fine, nella Tavola rotonda sono stati presentati vari rimedi naturali, che ogni cittadino può
adottare per contenere il numero di zanzare. Il sito www.infozanzare.info (alla pagina “Rimedi”) ne
riporta molti, insieme ai documenti dei precedenti Convegni al CNR, sullo specifico tema.”
(Dalla relazione conclusiva della Tavola rotonda “Insetticidi: loro applicazione ed effetti in aree
antropizzate” che si è tenuta venerdì 7 marzo 2014 nella Sede centrale del CNR - Consiglio
Nazionale delle Ricerche).
In Italia, alcuni Comuni virtuosi hanno pensato bene di agire in un modo nuovo, coinvolgendo i
cittadini ed utilizzando prodotti che non hanno conseguenze negative per la salute umana, per gli
animali (inclusi i pesci) e per l’ambiente.
Il Comune di Carmignano (Prato) è il primo Comune della Toscana a convertire la disinfestazione
delle zanzare con sostanze biologiche, per eliminare le larve, e con repellenti, per gli animali adulti.
Nel Comune di Occhiobello (Rovigo), il primo obiettivo dell’amministrazione è impedire la
proliferazione delle zanzare tigre nelle case. Per questo il Comune prima dell’estate ha consegnato
gratuitamente a tutte le famiglie un prodotto biologico da mettere nei sottovasi e nei tombini privati.
Si tratta di un derivato siliconico, ecocompatibile, senza tossicità, che depolarizza la superficie
dell’acqua impedendo sia la deposizione, sia la schiusa delle larve. Un altro elemento fondamentale
della campagna è rappresentato dal monitoraggio sul territorio per rilevare la presenza di zanzare.
I rimedi naturali contro le zanzare sono più efficaci e non ci avvelenano: evitare ristagni d’acqua,
olio di Neem (ne bastano poche gocce in acqua stagnante per impedire alle larve di zanzara di
raggiungere il pieno sviluppo), fili o placche di rame (ha la proprietà di rilasciare ioni che bloccano
la crescita degli insetti), gambusia affinis (predatrice di uova o larve), ciclopino (eccellente
predatore di larve), trappole per le uova, ecc.
Secondo il “Piano West Nile Disease e Usutu 2019 - Sorveglianza entomologica dei virus West Nile
e Usutu: procedure operative per la cattura di zanzare e la gestione del campione”, “la trappola per
insetti ematofagi tipo BG-Sentinel è particolarmente indicata per la cattura di esemplari adulti di
specie di Culicidi diurne, ad esempio appartenenti al genere Aedes”.
In considerazione di tutto quanto fin qui rilevato e sostenuto, chiediamo a chi di competenza di
agire in modo opportuno, sia per quanto riguarda la prevenzione e il monitoraggio, sia riguardo la
sospensione immediata dei trattamenti adulticidi fin qui utilizzati contro zanzare tigre e pappataci,
oltre ad una seria valutazione dei metodi alternativi segnalati.
In attesa di un cortese e positivo riscontro, porgiamo distinti saluti.
Coordinamento PESTICIDI STOP Marche