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Gli amici di Patto continuano a collezionare figuracce in serie. Riepiloghiamo brevemente l'ultima perché è di certo una delle più memorabili. Nella giornata di mercoledì una pattuglia della polizia stradale ha effettuato un controllo su un mezzo adibito a trasporto per la colonia marina. In un primo momento questo sembrava essere privo di assicurazione poiché la polizza non risultava agganciata alla banca dati. Nonostante l'autista avesse mostrato il tagliandino cartaceo, la pattuglia scortava il mezzo fino a Pongelli e lo metteva sotto sequestro. A seguito delle verifiche effettuate, il pulmino risultava perfettamente in regola sia con la revisione sia con l'assicurazione, tanto che nel pomeriggio di giovedì la ditta spediva in Comune il verbale di dissequestro in cui veniva chiarita la situazione. I fatti sono questi dunque: non c'è stata alcuna irregolarità e i mezzi sono perfettamente a norma. Da tempo noi siamo abituati a ricevere epiteti, accuse e falsità tanto da rimanerne indifferenti, ancor più se provenienti da determinati soggetti, ma diffondere notizie imprecise, false e diffamatorie può arrivare a ledere a livello personale, professionale e lavorativo persone che nulla centrano con un modo così becero di fare politica. Invitiamo tutta la comunità ad utilizzare maggior buon senso prima di sparare sentenze sommarie su questioni di cui si conosce poco o per sentito dire e soprattutto a non farsi manovrare e strumentalizzare da chi vuole creare ad arte polveroni dal nulla. Confermiamo la nostra totale disponibilità a rispondere ad ogni eventuale dubbio in modo serio, responsabile e, soprattutto, supportato dai fatti, come peraltro abbiamo fatto nell'incontro con i genitori di giovedì pomeriggio. Sarebbe bello se qualcuno ora chiedesse scusa per aver diffuso notizie che hanno allarmato la nostra comunità e si sono poi rivelate senza fondamento. Ma si sa, per farlo ci vogliono dignità e coraggio. Noi, anche stavolta, aspettiamo fiduciosi. Del resto, la speranza è l'ultima a morire.” L’Ufficio Stampa Anna Maria Montevecchi
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Si terrà sabato 20 Maggio alle ore 21,30, nell’ambito della manifestazione nazionale intitolata Grand Tour dei Musei, ed in concomitanza con l’apertura notturna delle strutture museali prevista per quella data, la Conferenza del dott. Donato Mori, storico dell’arte studioso d’iconografia ed autore di vari testi e socio corrispondente della Deputazione di Storia Patria per le Marche, una conferenza sulla vita e le opere del pittore Luigi Conti, nativo di Montenovo (oggi Ostra Vetere), che nel primo Ottocento ha lasciato in chiese e palazzi di Senigallia, Ostra, Mondolfo e altri centri dell’entroterra marchigiano diversi quadri di soggetto sacro e soffitti affrescati con scene ispirate alla letteratura, ricchi di particolari curiosi. La città di Ostra Vetere vuole, con l’occasione presentare alla cittadinanza la figura del concittadino, di cui solo recentemente sono state tracciate la vita e le opere, e che risulta essere ancora sconosciuto al grande pubblico.
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Alle prime luci dell’alba di ieri mattina si è spento serenamente il Prof . Gaetano Calabrese, già Primario dell’Ospedale di Ostra Vetere, Socio del Lions Club di Senigallia in cui ha ricoperto la carica di Presidente nel 1977/78, nel 1994/1995, Delegato di Zona nel 1979/1980 ed insignito del più alto riconoscimento Lionistico con il conferimento della “Melvin Jones Fellow”. I Soci Lions, vicini alla famiglia, ricorderanno sempre la sua grande disponibilità a servire nel bisogno e nella sofferenza.
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L’avevamo promesso, con il nostro comunicato di Mercoledì 29 Marzo 2017 dal titolo “Dall’Italia: Oddiomamma, migranti-Minniti buona legge, per questo non piace?” (http://www.ccpo.it/comunita/montenovonostro/37387-dallitalia-oddiomamma-migranti-minniti-buona-legge-per-questo-non-piace), un adeguato commento al decreto governativo dello scorso 10 febbraio 2017 cosiddetto “Minniti”, dal nome del Ministro dell’Interno proponente, e che riguarda, tra le altre cose, l’inserimento dei migranti nei cosiddetti “progetti socialmente utili gratuiti”. Tutta la storiografia bimillenaria descrive, come truce e perversa, la figura e l’opera del bieco imperatore Nerone che, duemila anni fa, era all’epoca l’uomo solo al comando e stravolgeva a suo piacimento ogni norma di vita civile. Che razza di imperatore tiranno sarebbe stato altrimenti, un uomo solo al comando dell’impero transnazionale di Roma, se non avesse fatto quello che ha fatto. Aveva sposato tre mogli, di cui da una divorziò e la seconda soppresse con femminicidio a calci nella pancia incinta, provocando l’aborto e la morte. Della terza, la perversa plurimaritata e divorziata Messalina, rimase soggiogato fino alla fine. Depravato oltre ogni limite, aveva anche sposato in unione civile omosessuale due diversi uomini, di uno dei quali era moglie e dell’altro marito. Guitto e menestrello, mise a fuoco Roma con un incendio devastante per poter cantare con la cetra la similitudine dell’incendio di Troia, dandone poi la colpa ai cristiani. Si avvalse del feroce ministro Tigellino come mandante di omicidi e violenze. Martirizzò l’Apostolo Pietro e costrinse all’auto-eutanasia il filosofo filocristiano Seneca, che pure era stato suo precettore. Le sue nefandezze provocarono ribellioni e violenze, fin quando dovette scappare e, nella fuga notturna disordinata e terribile, si diede la morte da suicida nella villa del suo liberto Faonte, suo schiavo affrancato. Non poteva farne di più. E di più e di peggio se ne disse e scrisse per secoli e millenni. Mai ci fu un esempio peggiore di tiranno omicida depravato e schiavista. Questo era Nerone. Sarebbe fin troppo facile l’opera di quanti accostano le sue vicende a quelle odierne: femminicidi, aborti, eutanasie, suicidi costellavano la vita di allora quanto quella di oggi. E forse nei personaggi più sopra citati è possibile trovare accostamenti calzanti con odierni esponenti di una casta politica non meno deprecabile. Mancava solo una cosa, finora. La “schiavitù”. Giustamente abolita un millennio fa, anche nella più blanda forma della “servitù” fatta scomparire dopo l’ultima guerra. E la forza del “progresso” che sognava di riportarci indietro di un secolo a godere del sol dell’avvenire con la rivoluzione d’ottobre ha però sbagliato le misure e ci riporta indietro non di un secolo, al 1917 del comunismo, ma di ben due millenni, a Nerone e ai suoi misfatti. Quel che di sinistro combinava Nerone 2.000 anni fa è esattamente ciò che ci propina come “progressista” certa sinistra cultura odierna. Non ci mancava più niente, ad eccezione della “schiavitù”. Cioè la sottomissione dell’uomo sull’uomo per orrendo sfruttamento da negrieri: una vita di lavoro per poco più che pane e acqua e niente remunerazione. Questa allora si chiamava “schiavitù”. Oggi, abilissimi a prestidigitare progressisticamente con le parole circonvolute, si chiama invece “lavoro socialmente utile gratuito”, come nel decreto legge governativo del 10 febbraio 2017 (allegato), ma la sostanza è la stessa. Si sfruttano gli “schiavi” della “tratta” qui condotti da negrieri scafisti e li si costringe (qualcuno dice addirittura “volontariamente”) a lavorare gratis in cambio di un tozzo di pane (http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/02/13/far-lavorare-gratis-i-migranti-un-salto-indietro-di-decenni-nelle-lotte-sindacali/3382470/). Ma guarda te, come di soppiatto reintroducono la “schiavitù” in Italia. Come ai tempi di Nerone. Nel Duemila mancava solo questa, il ritorno della “schiavitù”. E così torniamo a Nerone, mentre tutti rimangono zitti. Noi no. Noi zitti non ci stiamo. E diciamo NO al nuovo aberrante uomo solo al comando Nerone, alla sua nuova vanesia Messalina e al nuovo umbratile Tigellino, commiserando amaramente il sereno filosofo filocristiano Seneca e stupendo smarriti e delusi per i seguaci del martire Pietro che non hanno niente da dire. da montenovonostro
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Abbiamo più volte preso posizione contro ogni progetto di fusione per incorporazione o di fusione obbligatoria dei piccoli Comuni sotto 5.000 abitanti come il nostro, che ridurrebbe Montenovo a misera frazione altrui dopo quasi un millennio di gloriosa storia paesana di autogoverno locale, in attuazione dei nostri tre capisaldi ideali che sono Libertà, Autonomia e Giustizia. Abbiamo per questo parteggiato per il NO contro il referendum sulla fusione di Morro d’Alba in Senigallia. Quel referendum si è tenuto la domenica 23 ottobre e il risultato clamoroso ci ha dato ragione: il NO ha stravinto a Morro d’Alba con il 70,33% dei voti e a Senigallia ben il 60,53% dei senigalliesi ha votato contro la fusione. Risultati netti e senza tentennamenti. E’ stata una bocciatura solenne dei due sindaci PD che avevano provocato quel referendum: Cinti sindaco di Morro d’Alba e Mangialardi sindaco di Senigallia. Entrambi sconfessati sonoramente dai loro stessi cittadini, che hanno detto NO. Ma il NO dei cittadini non è un NO solo al progetto di fusione, è un NO anche ai due sindaci che non hanno più il sostegno dei loro elettori. Per questo avevamo chiesto che entrambi i sindaci rimettessero il loro mandato, poiché non possono più gestire i rispettivi Comuni che volevano “deformare”, seppure la materia non è di nostra competenza territoriale. Ben diversa la situazione del sindaco PD di Senigallia Mangialardi, perché svolge anche il ruolo di Presidente dell’ANCI Marche, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani per la nostra regione, una associazione che riunisce nelle Marche quasi 250 Comuni, in prevalenza piccoli come il nostro. E ci siamo quindi domandati come possa rimanere Mangialardi alla guida dell’ANCI Marche che dovrebbe difendere tutti i Comuni marchigiani e particolarmente la maggioranza dei piccoli Comuni, mentre si fa paladino di una iniziativa politica del PD che mira a far scomparire proprio la maggioranza dei piccoli Comuni anzichè difenderli. Per questo abbiamo scritto al nostro (“nostro” si fa ovviamente tanto per dire) sindaco di Ostra Vetere (Giovedì 27 Ottobre 2016 come anticipato con il nostro comunicato dal titolo “Ostra Vetere: Contro la fusione di Comuni” http://www.ccpo.it/comunita/montenovonostro/35099-ostra-vetere-contro-la-fusione-di-comuni-) chiedendogli due cose: 1) che l’amministrazione comunale di Ostra Vetere formalmente inviti il predetto presidente Mangialardi a rimettere tale sua funzione per aver perduto la qualità di imparziale garante di tutti gli associati, e 2) nel caso in cui il suddetto rifiuti di accogliere tale invito, il Comune di Ostra Vetere disdica l’adesione all’ANCI per formalizzare l’adesione alternativa all’ANPCI Associazione Nazionale dei Piccoli Comuni Italiani, che si propone la intransigente difesa dell’autonomia per i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, come il nostro. Contestualmente avevamo sconsigliato l’amministrazione comunale dall’assecondare o, peggio ancora, promuovere analoghi attentati all’integrità del nostro Comune, autonomo e libero da intollerabili ingerenze forestiere ormai da quasi un millennio. Quella lettera è tornata protocollata Mercoledì 02 Novembre 2016, come abbiamo subito riferito con il nostro comunicato intitolato “Ostra Vetere: E’ tornata protocollata la nostra lettera contro la fusione dei Comuni” (http://www.ccpo.it/comunita/montenovonostro/35185-ostra-vetere-e-tornata-protocollata-la-nostra-lettera-contro-la-fusione-dei-comuni), dopo di che ci siamo posti in fiduciosa attesa della risposta. Settimana dopo settimana abbiamo pazientemente aspettato che il sindaco decidesse di leggerla, prenderne atto e risponderci, e finalmente lo ha fatto, dopo lunga quarantena, con la lettera di Lunedì 12 dicembre 2016 protocollo n. 8992 che riproduciamo a lato e che dice: “In riscontro alla Sua nota pervenuta al prot. 7948 del 2.11.2016, avente ad oggetto: contro la fusione del Comuni, comunico che l'argomento fusione non è mai stato trattato da questa amministrazione e al momento non se ne vede la necessità. Ci stiamo muovendo nell'ambito della gestione associata dei servizi e delle funzioni al fine di poter ottenere miglioramenti organizzativi e possibili economie senza dover rinunciare all'autonomia e identità territoriale. Non condivido la richiesta volta ad invitare il Sindaco di Senigallia a rimettere la funzione di presidente dell' Anci Marche né intendo disdire l'adesione all'ANCI. Distinti saluti, IL SINDACO Luca Memè”. La lettera si commenta da sola, ma non rinunciamo a rilevare che si distingue di due parti diverse. Nella prima dice cose che apprezziamo, rallegrandoci dell’assicurazione che il sindaco non intende “rinunciare all'autonomia e identità territoriale”. Se fosse così, potremmo stare tranquilli. Ma sarà così davvero? Già un’altra volta aveva scritto altra cosa che abbiamo apprezzato (quella contenuta nel programma elettorale del 22 maggio 2013 nel quale la maggioranza garantiva di voler “rendere il conto” delle proprie scelte amministrative), ma abbiamo visto come è andata a finire, tanto da indurci ad emettere il comunicato di Mercoledì 28 Settembre 2016 intitolato “Ostra Vetere: I buoni spropositi” (http://www.ccpo.it/comunita/montenovonostro/34664-ostra-vetere-i-buoni-spropositi). Se non mantiene la parola data la prima volta (una parola “ufficiale”),  come possiamo credere alla nuova (solo “ufficiosa”)? Possiamo fidarci che la manterrà, senza piegarsi al volere del partito PD che lo sostiene? E infatti la seconda parte della lettera alimenta questo dubbio, poichè dice: “Non condivido la richiesta volta ad invitare il Sindaco di Senigallia a rimettere la funzione di presidente dell' Anci Marche né intendo disdire l'adesione all'ANCI”. Ma come, sindaco. Vorresti difendere l’autonomia del nostro Comune, ma non ti comporti di conseguenza? Come fai a stare insieme a un presidente dell’ANCI che dice e fa il contrario di quello che tu scrivi? E come fai a non prendere le distanze da una associazione di Comuni che, anziché difenderli tutti, condanna i Comuni più piccoli a scomparire? Così pensi di difendere l’autonomia e l’identità territoriale? Andando a braccetto con i nemici di quella stessa autonomia e identità territoriale? Incomprensibile. Gli scriveremo ancora, affinchè chiarisca meglio, ma è chiaro che le due cose fanno “a cazzotti”. da montenovonostro
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L'allenatore della Vigor Senigallia, Antonello Mancini, è stato colto da ictus nella notte di lunedì. Trasportato in ambulanza all’ospedale di Senigallia, il tecnico rossoblù è stato trasferito d'urgenza all'Ospedale Lancisi di Ancona e sottoposto a un intervento chirurgico. Le sue condizioni, stando alle notizie raccolte, sembrerebbero non preoccupanti.
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