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La Città Futura Senigallia aderisce e parteciperà alla manifestazione straordinaria indetta dalla CGIL a Roma per sabato 17 giugno per chiedere il rispetto del lavoro, della democrazia e della Costituzione. Il 28 maggio era la data stabilita per esprimersi sul referendum abrogativo sui voucher. Il 21 aprile il Parlamento ha convertito in legge un decreto del Governo che ha abrogato le leggi sottoposte a referendum popolare. Di conseguenza sono decaduti i referendum, l’unica forma di democrazia diretta prevista dalla Costituzione.  Il 27 maggio, il giorno prima della data originariamente fissata per il referendum, alla Camera, in Commissione Bilancio, sono stati reintrodotti di fatto i voucher con un emendamento presentato dal Pd e votato anche da Lega e Forza Italia. Mai era accaduto nella storia democratica del nostro Paese che il Governo con un Decreto impedisse lo svolgimento di un Referendum Popolare per poi reintrodurre con un’iniziativa parlamentare ciò che il Referendum voleva abrogare. Per questo è importante aderire e partecipare alla manifestazione del 17 giugno, come è importante firmare l’appello a favore del lavoro e della democrazia a questo link: http://www.schiaffoallademocrazia.it/ La Città Futura www.lacittafutura.info Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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Anche nel territorio senigalliese si conferma un netto calo delle assunzioni a tempo indeterminato. Senza gli sgravi  gli avviamenti a tempo indeterminato calano del 43% rispetto al 2015. Dopo il nostro ultimo report di aprile che prendeva in esame i primi due mesi dell’anno (https://goo.gl/v6mkVt), siamo tornati ad analizzare l’andamento del mercato del lavoro in Italia e nel nostro territorio (https://goo.gl/TJePoc), facendo riferimento ad un arco temporale più ampio e cioè quello che si sviluppa da gennaio ad ottobre 2016. Partendo dai dati pubblicati dall’Osservatorio sul Precariato dell’Inps a dicembre abbiamo verificato l’impatto che hanno avuto sul mercato del lavoro italiano  le misure introdotte dal Governo Renzi (Jobs Act e sgravi contributivi previsti con le Leggi di Stabilità 2015 e 2016). Complessivamente, in Italia,  le assunzioni (a tempo indeterminato, a termine, in apprendistato e stagionali) attivate dai datori di lavoro privati da gennaio ad ottobre 2016 sono risultate 4.833.463, con un calo di 347.104 unità (-6,7%) rispetto allo stesso periodo del 2015. Dal quadro complessivo emerge che la contrazione ha riguardato essenzialmente i contratti a tempo indeterminato per i quali vi è stato un autentico crollo: – 492.213, pari ad un – 32% rispetto al 2015. Questi dati costituiscono la prova, se fosse mai servita, che nel 2015 a trainare i rapporti di lavoro “stabili” sono stati i generosi sgravi contributivi concessi dal Governo e non il Job Act. Fatto sta che nei primi 10 mesi del 2016, cioè da quando la decontribuzione non è più totale ma limitata al solo 40% e per soli due anni anziché tre, c’è stato un calo molto consistente delle assunzioni ed anche delle trasformazioni di rapporti a termine in rapporti a tempo indeterminato. Il calo è talmente significativo che il numero totale delle assunzioni a tempo indeterminato registrato nei primi dieci mesi del 2016 non solo è significativamente più basso rispetto ai primi dieci mesi del 2015 ma lo è anche rispetto ai primi dieci mesi del 2014 quando non vi era nessuno sgravio e soprattutto il Jobs Act non era in vigore.   Nei primi dieci mesi del 2016 si è registrato anche un calo delle trasformazioni in rapporti a tempo indeterminato sia dei contratti a termine che di quelli di apprendistato. Calo che non solo si è verificato rispetto allo stesso periodo del 2015 ma anche rispetto allo stesso periodo del 2014. Nella regione Marche la tendenza è la stessa ed ancor più marcata è la variazione in negativo sia relativamente ai nuovi rapporti a tempo indeterminato (- 40,7%) rispetto al 2015, sia delle trasformazioni a tempo indeterminato dei rapporti a termine (- 40%). Nel Senigalliese si conferma l'andamento nazionale e regionale con una perdita in termini percentuali molto più marcata. I dati che abbiamo analizzato, sono quelli del Ciof di Senigallia e sono relativi agli avviamenti registrati nel suo ambito territoriale nel primi dieci mesi degli anni 2014-2016 Nel primi dieci mesi del 2016, nell’ambito territoriale del Ciof di Senigallia, si sono registrati 993 avviamenti a tempo indeterminato a fronte dei 1.737 dei primi dieci mesi del 2015. Ben 744 avviamenti in meno con una variazione percentuale pari a – 43%. Calo degli avviamenti che si registra anche rispetto ai primi dieci mesi del 2014 quando si registrarono 1.185 avviamenti a tempo indeterminato e quindi ben 192 avviamenti in più rispetto a quelli registrati nei primi dieci mesi del 2016, con una variazione percentuale 2016 su 2014 del -16%. La forte contrazione ha interessato anche le trasformazione dei contratti a tempo determinato in contratti a tempo indeterminato. Nel 2016 sono state 258, contro le 479 del 2015  (- 46%) e contro le 337 del 2014 (-23%). Il quadro che emerge sia a livello nazionale che locale è allarmante soprattutto se si considera che il lavoro accessorio (voucher) continua la sua crescita esponenziale.  Nel periodo di tempo considerato in Italia sono stati venduti 121.506.894 voucher, il 32,3% in più dello stesso periodo dell’anno precedente. Nelle Marche nei primi dieci mesi del 2016 sono stati venduti 5.170.735 voucher con un incremento del 26,1% rispetto allo stesso periodo del 2015. Segno questo che il lavoro accessorio negli ultimi quattro anni ha subito uno stravolgimento normativo che ne ha modificato profondamente e irrimediabilmente la formulazione iniziale della cosiddetta Legge Biagi. Da strumento nato per fronteggiare le ipotesi di lavoro “nero”, per dati soggetti e in dati settori (lavoro domestico ed agricoltura), è divenuto, a seguito delle varie riforme, uno strumento  per far fronte a rapporti di lavoro in ogni settore. Per questi motivi c'impegneremo a sostenere il referendum abrogativo voluto dalla Cgil Il Job Act è stato un fallimento e non ce ne stupiamo di certo. Non abbiamo mai creduto che una ripresa stabile delle dinamiche occupazionali potesse fondarsi sulla libertà di licenziamento o su agevolazioni contributive sin troppo generose ma limitate ad un solo anno. La decontribuzione introdotta con la Legge di Stabilità 2015 è stata esclusivamente funzionale al tentativo, per altro maldestro perché smentito dai numeri, di dimostrare l’efficacia del Jobs Act. Noi invece pensiamo che non vi possa essere crescita dell’occupazione senza una effettiva ripresa economica, che deve essere sostenuta da efficaci politiche industriali e da investimenti pubblici orientati piuttosto che alle grandi opere a interventi diffusi volti in primo luogo alla tutela e salvaguardia del territorio e alla manutenzione del patrimonio pubblico. Indispensabili anche interventi strutturali volti ad una progressiva diminuzione del costo del lavoro (cuneo fiscale) che può frenare la perdita di posti di lavoro connessa ai processi di esternalizzazione e aiutare la competitività delle  imprese. La Città Futura www.lacittafutura.info Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
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La crisi strutturale, che da circa otto anni sta attraversando il sistema economico occidentale, ha avuto effetti nefasti in particolare sulla società italiana. Si è drammaticamente allargata la forbice tra ricchi e poveri, con netto aumento delle persone in stato di povertà e aumento della ricchezza concentrata in poche mani. I governi che si sono alternati in questi anni  hanno tutti colpevolmente avallato le politiche liberiste e di deprimente austerità dettate dall’Unione Europea.  L’ISTAT ci ricorda che 650.000 famiglie italiane sono al di sotto della soglia di povertà e circa 400 nel nostro Ambito Sociale Territoriale n.8, di cui Senigallia è il comune capofila. Una luce di speranza si era accesa quando nel maggio dell’anno scorso il governo nazionale aveva istituito il SIA (Sostegno Inclusione Attiva), un fondo di 750 milioni di euro per il 2016 e di 1 miliardo l’anno per i prossimi 7 anni, che valgono 14 milioni per la regione Marche. Tale intervento di contrasto alla povertà si avvale di una Carta SIA che garantisce fino ad un massimo di 400 euro mensili al nucleo familiare beneficiario, ma anche di un “patto assistenziale” tra nucleo familiare e Servizi Sociali con l’obiettivo, attraverso azioni di implementazione di conoscenze, di emancipazione dalla povertà e reinserimento lavorativo e sociale. Quindi i Sevizi Sociali, con personale dedicato, dovrebbero coordinare una rete di sostegno formata da Centri per l’Impiego, Imprese, Cooperative (tipo A e B), Sindacati, Scuola, Umee, Umea, finalizzata all’obiettivo dell’assunzione al lavoro anche attraverso  l’organizzazione di corsi di formazione e con le Imprese parte attiva del percorso. L’assessore Girolametti ha condiviso e sostenuto l’azione organizzativa messa immediatamente in moto dall’Ufficio Comune diretto dal dott. Mandolini, e il Comune di Senigallia è risultato il più sollecito della Provincia nel raccogliere le domande dei cittadini per l’inclusione da inviare all’INPS. Constatato che i criteri per l’inclusione descrivevano una povertà estrema (nuclei con reddito ISEE annuo inferiore a 3.000 euro, figli minori, disabili, anziani, donne in gravidanza, ecc.), si è deciso di accogliere anche domande di nuclei familiari con situazioni socio-economiche lievemente superiori ai requisiti richiesti. Rispetto ai 400 nuclei familiari considerati al di sotto della soglia di povertà, sono state recepite circa 230 domande ma l’INPS ne ha accolte solo 37! Con il risultato  che le risorse, ipoteticamente messe a disposizione, non potranno essere utilizzate per i criteri esageratamente stringenti. I Comuni italiani che avevano accolto questa iniziativa di governo con soddisfazione, eventualmente criticando l’esiguità di un miliardo l’anno per il contrasto alla povertà, si trovano pressoché nella situazione di Senigallia, quindi di non poter utilizzare le risorse che risultano solo fittizie. Il progetto risulta del tutto illusorio (eppure la sperimentazione fallimentare dello scorso anno in alcune città con più di 250.000 abitanti doveva essere indicativa!) e come sempre, negli ultimi anni, i Comuni dovranno fare da soli . La qualità della convivenza e della coesione sociale, condizioni indispensabili per non cadere nei populismi di ogni tipo e caratteristiche inderogabili della nostra città, dovranno continuare ad essere garantite con risorse comunali, e i Servizi Sociali non potranno essere indeboliti dai prossimi bilanci, tutt’altro. La Città Futura
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