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Mai come oggi è chiara l’urgenza di soluzioni perché l’incontro tra popoli e con l’altro non diventi uno scontro ma intraprenda un cammino virtuoso e costruttivo. Con questo obiettivo la Counselor ASPIC Marina Mancini propone un percorso di creatività e di benessere dedicato a tutte le donne. Prenderà il via mercoledì 12 luglio presso Casa San Benedetto, in via delle Saline, dove grazie allo SPRAR (Sistema di protezione rifugiati e richiedenti asilo) sono ospitate mamme in difficoltà con minori, e proseguirà tutti i mercoledì di luglio e agosto dalle 17.00 alle 18.30. Otto incontri quindi per imparare a interagire e a mettersi in relazione con l’altro, che passando attraverso l’atteggiamento creativo diventa più semplice perché ci permette di considerare le cose sotto diversi punti di vista. “La nostra coscienza critica” spiega Marina Mancini “è anche la radice della solidarietà, che si fonda sul mettersi nei panni dell’altro, sul prendere in considerazione il suo punto di vista e le sue ragioni. Le donne del corso si metteranno in gioco per migliorare il proprio benessere e scoprire aspetti e risorse di se stesse che non conoscevano”. Durante gli incontri si spazierà dall’esperienza tattile (la danza delle mani, Madre Terra…) a quella artistica (il disegno, lo scarabocchio, il teatro magico, l’orchestra…), attraverso l’uso di tecniche, materiali e lavori creativi per entrare in contatto e acquisire fiducia negli altri ma anche per trovare un proprio equilibrio interiore. Tutto questo sarà utile anche per apprendere un nuovo modo di interazione e di relazione sana, che si fa via via più profonda sotto la guida di un’esperta come Marina Mancini, il cui progetto è finanziato dallo SPRAR nazionale, a Senigallia gestito dal Comune ma affidato alla lunga esperienza di Caritas.
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È uscito da pochi giorni il nuovo bando ufficiale per impegnarsi con il Servizio civile nazionale, rivolto a ragazzi tra i 18 e i 28 anni, con scadenza 26 giugno, che ha come riferimento culturale la difesa popolare non violenta, e punta a favorire la realizzazione dei principi costituzionali di solidarietà sociale, a promuovere la cooperazione con particolare riguardo alla tutela dei diritti sociali, ai servizi alla persona e all’educazione alla pace tra i popoli. Caritas, in prima linea sui fronti dell’attenzione del rispetto verso l’altro, l’emarginato e il povero, si offre ancora come campo dove i volontari possono mettersi in gioco e fare un’esperienza diretta e concreta di attività sociale. Dodici i posti, così divisi: 6 al Centro di solidarietà con un progetto dedicato a povertà ed emarginazione (“Il mondo al centro”), 4 all’Opera Pia Mastai Ferretti a servizio degli anziani ospiti del centro residenziale (“Ci vorrebbe un amico saggio”), 2 alla Casa della gioventù in attività educative e ricreative rivolte ai giovani (“Sogno un mondo che”). Si tratta di una proposta scelta liberamente dai giovani, della durata di 12 mesi, articolata su varie aree d’intervento, dalla promozione delle relazioni, dei diritti umani e di cittadinanza al sostegno delle persone in stato di disagio alla sfida dell’immigrazione. Dal 2001 a oggi circa 10.000 giovani italiani hanno svolto il Servizio civile volontario presso le Caritas nazionali. I progetti, promossi e coordinati dalle singole Caritas diocesane, sono per i ragazzi un’occasione per contribuire al bene comune e allo stesso tempo per un percorso di crescita personale e comunitario nei valori della pace, della solidarietà e della giustizia. Come ha spiegato Andrea, 22 anni, grafico, che sta vivendo il suo anno di Servizio al Centro di solidarietà di Senigallia: “Ti apre gli occhi sulla vita, quella vera, ti fa vedere le cose da vicino e ti porta tante domande, sulle quali ogni ragazzo dovrebbe riflettere perché si riferiscono al mondo che ci sta attorno”. E Gian Maria: “Il Servizio civile fa diventare grandi. Io ho imparato a trovare la giusta misura, quella che ti permette di essere utile e stabile, tra il coinvolgimento emotivo e il distacco verso la fatica e la povertà di chi si rivolge a Caritas”, o Margherita, 25 anni, appena laureata in Pedagogia della marginalità: “Ora mi sento parte della realtà, non più solo spettatrice”. Fare Servizio civile, insomma, è un modo originale, realistico e appassionato per entrare da protagonisti nella vita vera. Per info scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., telefonare allo 07160274 o 3346596552 oppure recarsi di persona allo sportello orientamento presso la Casa della gioventù in via Testaferrata 13 a Senigallia tutti i lunedì dalle 18 alle 19.30.
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Parte giovedì 20 aprile il percorso di solidarietà intitolato “Io c’entro!”, organizzato da Caritas Senigallia per educare alla cultura del volontariato, del fare e del pensare. Per cinque giovedì infatti si terrà il corso di formazione per volontari e per aspiranti volontari presso Casa San Benedetto, in via delle Saline, dalle ore 19.30 alle 22.30, assolutamente gratuito e aperto a tutte le persone che vorrebbero mettersi a servizio degli altri. Il progetto nasce dal periodo di riflessione sulla povertà e sul miglioramento dei gesti della carità e dell’amore verso il prossimo che Caritas sta mettendo in atto durante la pausa forzata dovuta ai lavori strutturali al Centro di solidarietà di piazza della Vittoria, inevitabili dopo l’alluvione. Ogni incontro prevede una relazione, tenuta da un esperto, e un lavoro laboratoriale che vedrà i partecipanti coinvolti in progetti innovativi e molto propositivi, che guardano all’altro e alla condivisione. Si comincia il 20 aprile con don Andrea Franceschini (“Uomo, dove sei?”), presente anche il giovedì successivo, 27 aprile, con “Tutto passa, l’amore rimane”, che assumerà una prospettiva escatologica dei gesti e uno sguardo dell’altro. L’11 maggio il dottor Paolo Pedrolli, dirigente del Servizio di salute mentale dell’ospedale di Senigallia, parlerà dell’agire e dei suoi risvolti nelle relazioni di aiuto e nella comunità (“La visione sistemica delle azioni”); il 25 maggio il dottor Maurizio Mandolini, dirigente dell’Ufficio Comune, si addentrerà nel campo del lavoro (“Lavoro di rete, lavoro in rete”) e della sinergia tra pubblico e privato. L’ultimo appuntamento, dal titolo molto rappresentativo, “Allargare l’orizzonte”, è per giovedì 8 giugno: protagonisti saranno i volontari e gli operatori del Centro di solidarietà che porteranno i partecipanti del corso alla conoscenze e alla visita di un’esperienza concreta di solidarietà. Fare volontariato getta semi fecondi nella vita della comunità ed è un’esperienza che ogni persona dovrebbe vivere, almeno una volta, per capire dove nasce il disagio e l’emarginazione. Informazioni e iscrizioni sul sito ufficiale www.caritassenigallia.it o mandando una mail ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..
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Stiamo vivendo giornate e nottate gelide, la morsa del freddo ci attanaglia, qui come nel resto del Paese, ma noi abbiamo una casa dove tornare, un termosifone che ci aspetta e il calore di una famiglia che ci avvolge. Non è così per tutti. Giovedì scorso, i primi giorni dell’anno, ha fatto il suo ingresso al Centro di solidarietà Palazzolo, in piazza Vittoria, un uomo solo che ha commosso gli operatori. M. (nome di fantasia) quest’anno compirà 60 anni. Vive da qualche tempo in un garage, ha una storia complicata e dolorosa alle spalle, una famiglia andata a rotoli e tanta sofferenza nel cuore. La parrocchia del suo quartiere si è allertata per il suo stato di salute, è entrato al Centro tremando, con i geloni nelle mani e tanta amarezza, perché nessuno sceglie di vivere in garage, al gelo, in solitudine e senza affetti. Caritas si è subito attivata per trovargli una sistemazione duratura, è stato quindi accolto al Centro, insieme a tanti altri senzatetto o persone indigenti che solitamente trovano riparo in giro per la città ma che con il freddo pungente di questi giorni sanno che sopravvivere a una notte all’aperto è pericoloso. Abbiamo letto fin troppe brutte notizie a riguardo, nei quotidiani nazionali. Come M. anche un altro signore, senza casa da un anno, vedovo e abbandonato dalla propria famiglia, ha trovato accoglienza al Centro di solidarietà del Portone: è rimasto fino a stamattina, arrivato poco prima di Natale. Non ha voluto spiegare dove andrà. Come ogni anno, nei giorni più freddi dell’anno, Caritas apre ancora di più le porte del Centro, allestendo alloggi temporanei, con materassi appoggiati a terra, un pasto caldo, la colazione, per dare calore a chi rischia la vita stando fuori. È il volto della Chiesa che ci fa sentire l’affetto e la comprensione, sono le braccia che si aprono per accogliere e scaldare, di un calore che non è fisico ma anche e soprattutto emotivo. Perché la solitudine di alcuni è il freddo più difficile da mandare via. Da Caritas Senigallia  
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È finito un pranzo di Natale prezioso al Centro di solidarietà Palazzolo. Tra gli ospiti di un momento sereno e di vera pace, tutti seduti alle tavolate allestite dai volontari Caritas, c’era anche sua Eccellenza Franco Manenti, seduto accanto a don Giancarlo. Si è trattato di un pranzo insolito ma intenso, composto da poche persone, che sentivano l’urgenza di raccontarsi, di sentire vicino il proprio prossimo ascoltando e parlando di sé. Il Natale richiama il calore della famiglia, della gioia, dei doni e delle persone che si riuniscono, ma sappiamo che per alcuni sfortunati il Natale è un periodo di sofferenza, che sottolinea ancor più la solitudine e quel desiderio di affetto di calore che non si può soddisfare. Come spesso accade si chiacchiera poco, durante questi pranzi, perché aprire il proprio dolore e le proprie sensazioni agli sconosciuti è difficile, ma a Natale la magia sa arrivare anche ben oltre la nostra immaginazione. Così una signora, volontaria, dopo aver cucinato ed essersi seduta con gli altri, ha raccontato: “Io vengo qui per sentirmi in famiglia. Oggi sarei stata da sola, ma qui è molto meglio”, poi un’altra donna ha spiegato di essere presente al pranzo di Natale con il marito e la figlia, e dopo aver presentato i suoi cari ha spiegato che non aveva mai vissuto un’esperienza come questa, perché lei, da non praticante e da non credente, si sente alla ricerca di qualcosa di più profondo e forse un pranzo così intimo e silenzioso poteva essere uno spunto per partire verso questa ricerca. Allora, sciolto il ghiaccio, hanno parlato gli ospiti. Q. dice a tutti la sua storia, M. parla con rare parole e più con gli sguardi, con la sua solita timidezza e delicatezza, un altro signore si presenta e spiega di essere musulmano: “È la seconda volta che mangio con un vescovo, la prima accadde in Marocco, quando studiavo in un istituto francese gestito da suore cristiane. Già allora mi aveva colpito la bellezza dello stare insieme in pace, di mangiare insieme, gomito a gomito, cristiani e musulmani”. E poi ha ringraziato per la grande accoglienza, per l’ospitalità che in un luogo come il Centro di solidarietà si respira, segno di pace e di attenzione verso tutti. Le frasi di A. sono commoventi, dice che non vorrebbe rovinare un giorno così speciale come il Natale, e quindi non racconterà la sua storia e le sue difficoltà. La mamma di E. è al piano di sopra che riposa, ha 39 di febbre: “Per fortuna siamo accolte qui, a questo pranzo, altrimenti non sapremmo davvero dove stare”. Sono le vite degli altri, le vite che galleggiano nell’aria e si lasciano respirare. Alla fine, quando ormai i commensali sono pochissimi, un uomo si avvicina al vescovo e gli dà la mano. “Grazie per questo luogo” gli dice “e per le persone che sono qui. Ero passato, poco fa, e non sapevo se si poteva entrare. Ho provato a suonare e avete deciso di accogliermi. Ora esco, e non so dove andrò, ma ho passato un bellissimo momento. E quindi grazie. Grazie.” Questo è il Natale. Questo il Natale che ci piace sentire.
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Dalla settimana successiva alla tremenda scossa della mattina di domenica 30 ottobre la Caritas diocesana, già in prima linea nei luoghi del precedente terremoto con vari volontari, insieme a Croce Rossa Italiana, e parte attiva del COC (coordinamento comunale), si è attivata immediatamente per dare ospitalità a un ingente numero di persone colpite dal sisma. Oggi, grazie anche a un intelligente gemellaggio tra parrocchia del Portone e della Pace, sono due le strutture alberghiere senigalliesi che ospitano i terremotati: l’hotel Le Querce, in zona Vivere Verde, e l’hotel Argentina, sul lungomare. Dopo la prima fase tecnica di sistemazione e di avvio delle procedure sanitarie, per assicurare ai terremotati le cure necessarie, mediche e psicologiche, siamo ora nella fase più sociale, in cui si cerca di mettere a contatto la comunità senigalliese con gli ospiti. La visita del vescovo Monsignor Franco Manenti di sabato sera è servita a dare un segno chiaro e forte dell’affetto della città alle persone accolte, come ci spiega Gianni, referente della parrocchia della Pace per Caritas: “Gli ospiti dell’hotel La Querce sono ancora paralizzati dalla paura: un signore di 81 anni, che ha vissuto già varie scosse, ci ha raccontato che questo terremoto è stato davvero terribile. Se hanno accettato questa sistemazione è perché l’angoscia è troppo forte, le scosse continuano notte e giorno e così non si può vivere. Quello che noi, come comunità cerchiamo di dare, per alleviare i loro pensieri e la loro paura, è un po’ di calore, il nostro affetto, la nostra vicinanza. Domenica molti di loro sono venuti alla Messa alla Pace, piano piano ci piacerebbe che si sentissero a casa, nonostante la disperazione e il rimpianto del proprio paese”. Alle Querce gli ospiti sono quasi 40, di Camerino, Fabriano e Muccia, alcuni hanno le case lesionate (e proprio in questi giorni si sta procedendo con le verifiche di stabilità), altri la casa non ce l’hanno più, distrutta integralmente. Tra i nuclei familiari alcuni sono divisi, come il padre con due bambini che ha lasciato la moglie insieme al figlio maggiore e ai due anziani genitori nei container perché la moglie sta lavorando: alla paura si unisce così anche il distacco dei propri cari. All’hotel Argentina invece le famiglie sono 25, per un totale di una cinquantina di persone. Molti sono anziani e una decina i bambini piccoli (con età inferiore agli 11 anni), provengono per lo più da San Severino e da Camerino, qualcuno da Fiastra. “Qui stanno bene” ci dice Anna, referente per il Portone “e il clima abbastanza sereno che si è creato in albergo ci fa capire che stiamo creando una buona base per dar loro un po’ di pace e di affetto. Gli stessi gestori dei due alberghi sono gentilissimi e cercano di alleggerire il nostro lavoro soddisfacendo le esigenze dei terremotati ospiti. Abbiamo creato attività per i bambini e per gli anziani, mentre quelli che soffrono di più sono le persone di età media, che non possono lavorare né rendersi utili. Hanno tutti paura di non rivedere più la propria casa, e questo è un peso che si portano addosso, nonostante momenti di svago e di allegria”. Il lavoro è lungo, ancora, ma sicuramente il primo obiettivo di Caritas e delle parrocchie, quello di scaldare e di far sentire la propria premura e l’amorevolezza, è stato raggiunto.
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