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“Il Signore è veramente risorto!” Per i discepoli la notizia portata dalle donne che Gesù era risorto, sembrava una fantasia, addirittura, scrivono i vangeli, un “vaneggiamento”. Le donne erano andate al sepolcro con i profumi per completare la sepoltura di Gesù, compiuta il giorno prima troppo in fretta. In quei profumi c’era tutto il loro amore per il Maestro, ma anche la resa alla sua morte: Gesù era morto e poteva essere onorato solo come un morto. Anche quando Gesù risorto incontra i discepoli, questi non lo riconoscono o, come Maria Maddalena, lo scambiano per un’altra persona. La resa all’evidenza dei fatti (Gesù è morto) rende i discepoli tristi e pieni di paura, persone che hanno smarrito la speranza e tornano alle loro fatiche quotidiane (come Pietro e i suoi amici che riprendono a fare i pescatori). Gesù con grande pazienza va a riprendersi i suoi amici, li rassicura (“non temete”, ripete più volte), si mostra loro risorto con i gesti quotidiani della parola e del pasto condiviso. E i discepoli abbandonano la tristezza e la paura, perché finalmente riconoscono che “il Signore è veramente risorto”; il loro cuore ritorna a palpitare, i loro occhi sono in grado riconoscere Gesù risorto nel viandante che si era avvicinato lungo la strada, nello sconosciuto che li aveva raggiunti sulla riva del lago. E la speranza riprende vigore. I tempi che stiamo vivendo, come Chiesa e come società, procurano a molte persone tristezza e paura, indeboliscano la speranza e impediscano di riconoscere l’azione del Signore nella nostra vita e nella storia dei questi giorni. Gesù ripete con noi quanto ha fatto con i suoi discepoli: si affianca al nostro cammino, ci rivolge la sua parola che ridà slancio al cuore e guida i nostri passi; accoglie il nostro invito a restare con noi per spezzare quel pane che è la sua vita donata per noi e per gli uomini e le donne che abitano la terra e che ce lo fa riconoscere Risorto e Vivente tra di noi. Tutto questo perché possiamo dire a tutti con la nostra vita, con l’occuparci di noi stessi, delle persone che amiamo e di quelle che incontriamo nella loro sofferenza, che Gesù è veramente risorto e che per questo possiamo alimentare tutti la speranza per la nostra vita e operare con fiducia per rendere la “città degli uomini” un luogo dove la giustizia, l’onestà, l’accoglienza reciproca, l’impegno per il bene comune, la solidarietà…, non restano sogni che appaiono sempre più irrealizzabili o auspici che finiscono per risultare logori, ma il clima che tutti possono respirare. L’augurio che desidero rivolgere a tutti è che quanto la liturgia pasquale ripete - “Il Signore è veramente risorto!” - non resti solo l’annuncio di un giorno, ma risuoni nei giorni della nostra vita, con tutto il carico di speranza e di fiducia che ha suscitato quando è stato accolto per le prima volta, e, grazie a noi, anche nei giorni della vita delle persone che incontriamo. Vescovo Franco
Pubblicato in Senigallia
Di questi tempi le parole che gli angeli rivolgono ai pastori pieni di paura («Non temete: ecco, vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo:oggi… è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore»), potrebbero risuonare fuori luogo, stonate, per quanto succede nel mondo ed è successo nei territori che confinano con noi. Gli angeli parlano di una “grande”(significativa, forte, irresistibile) gioia e di una gioia che è per tutti, indistintamente, anche per quelli ai quali la vita non offre motivi per esserlo, anzi sembra costringerli a patire tristezza e angoscia. In questa situazione anche gli auguri di un buon, sereno Natale corrono il rischio di risultare retorici, un gesto imposto dalle circostanze. E’ possibile ancora oggi e nelle situazioni in cui ci troviamo, riconoscere nella nascita di quel bambino annunciata dagli angeli,una ragione per sperare, per non lasciarci sopraffare dalla paura e dalla desolazione? La risposta mi è giunta da un biglietto di auguri natalizi delle monache clarisse di Camerino. Il biglietto mostra una chiesa, il cui pavimento è coperto di detriti del tetto crollato e la statua di Gesù bambino adagiato in un piccola culla in mezzo ai calcinacci. Accanto all’immagine uno scritto, che inizia in modo sorprendente: «è Natale! Cantiamo e inneggiamo al Signore Gesù, che nasce ancora, che viene in mezzo a noi perché è l’Emmanuele!» e prosegue: « Sì, nasce ancora, in mezzo alle macerie delle nostra case distrutte. Nasce ancora dentro i nostri cuori smarriti e spaventati dalle forze dirompenti della natura. Nasce ancora nelle tende, nelle roulette, nella precarietà…Alleluia! Il Signore è con noi! È questa la nostra fiducia, è questa la forza che ci fa sperare di poter vedere i nostri cuori e le nostre case ricostruite più forti di prima, più capaci di portare il peso delle avversità, più grandi per accogliere il Signore che viene!». L’augurio che rivolgo di cuore a tutti e che accompagno con la preghiera è che la presenza accanto a noi di questo bambino, Gesù, l’Emmanuele, il Dio-con-noi, di cui non smettiamo di celebrare ogni anno la nascita, “ricostruisca” nei cuori, più forte di prima, la speranza, vi riporti la serenità, soprattutto nei cuori delle persone che fra noi sonocolpite dal “terremoto” delle tante prove che la vita non ci risparmia. Una speranza e una serenità che ci rendano tutti “più capaci di portare il peso delle avversità”. Vescovo Franco
Pubblicato in Senigallia